La riforma delle concessioni 2025: perché in Italia sono rimasti 52
Il 13 novembre 2025 il gioco online italiano è cambiato in un giorno solo. Tutte le concessioni sono state rifatte, la vecchia numerazione è stata sostituita e gli operatori autorizzati sono scesi a cinquantadue.
Se ti sei chiesto perché un sito che usavi è sparito, perché un marchio famoso all’estero qui non esiste, o perché una recensione di due anni fa cita numeri che non trovi da nessuna parte, la risposta è tutta in questa riforma.
La riforma in 30 secondi
Quando: nuove concessioni operative dal 13 novembre 2025
Quanto costa: 7 milioni di euro per nove anni
Quanti restano: 52 concessioni per 46 società
La regola nuova: una concessione, un marchio, un dominio
Che cosa è cambiato davvero
Tre cose, e ognuna spiega una parte del mercato di oggi.
1. La numerazione è cambiata per tutti
Le vecchie concessioni erano della serie 15XXX. Dal 13 novembre 2025 valgono quelle della serie 16XXX, numerate dalla 16000 alla 16051.
Non è stato un rinnovo automatico. Chi voleva restare ha dovuto aggiudicarsi la concessione nuova, e chi non l’ha fatto è semplicemente uscito dall’elenco. È il motivo pratico per cui un numero che comincia per 15, oggi, è il segnale che stai leggendo un’informazione vecchia o un sito che millanta.
2. Il prezzo d’ingresso è salito molto
Una concessione per il gioco a distanza costa sette milioni di euro per nove anni, oltre a requisiti tecnici e di conformità più severi di prima.
Sette milioni sono poca cosa per un gruppo che in Italia fattura molto, e sono una cifra insostenibile per un operatore con una quota italiana modesta. Tutta la selezione avvenuta nel 2025 sta dentro questa frase.
3. Un marchio per concessione
È il cambiamento più profondo, e quello di cui si parla meno. Prima una concessione poteva reggere più siti: lo stesso operatore apriva diverse insegne, con nomi e grafiche differenti, tutte appoggiate allo stesso titolo autorizzativo.
Adesso no: una concessione, un marchio, un dominio. Chi vuole tenerne tre in piedi deve pagarne tre, e infatti Eurobet compare nel registro con tre numeri consecutivi, uno per ciascuna delle sue insegne.
Per chi cerca i siti sorella questa è una buona notizia enorme: le parentele non si nascondono più dietro una licenza condivisa, si leggono nell’elenco.
Chi se n’è andato
Il conto più salato l’hanno pagato i marchi internazionali con una presenza italiana piccola. Quattro storie diverse, tutte cominciate nello stesso autunno.
| Marchio | Che cosa ha fatto | Dove sono finiti i conti |
|---|---|---|
| Unibet | Non ha rinnovato, chiuso il 10 novembre 2025 | Ceduti a Codere |
| 1xBet | Chiuso lo stesso giorno, dopo 11 mesi di licenza | Prelievi entro il 12 dicembre 2025 |
| Better | Accorpato: sopravvive solo nel nome della società | Dentro un altro marchio del gruppo |
| Winamax | Ha comprato la concessione ma non ha ancora aperto | Nessun conto italiano, per ora |
Concessioni dall’elenco GAD dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; date e importi dalla stampa italiana di settore.
Quattro modi di rispondere alla stessa riforma: uscire e vendere i clienti, uscire e chiudere, accorpare, oppure pagare e aspettare il momento giusto per aprire.
E chi non c’era già prima
Attenzione a non confondere due categorie. Betway, Ladbrokes e Mr Green oggi in Italia non ci sono, ma non tutti se ne sono andati nel 2025: alcuni marchi il mercato italiano non l’hanno mai avuto davvero.
La differenza conta per chi aveva un conto, perché solo nel primo caso esiste una procedura di uscita e una scadenza per prelevare.
Perché lo Stato ha fatto questa scelta
Un mercato con pochi operatori grandi è molto più semplice da sorvegliare di un mercato con tanti operatori piccoli e tante insegne per ciascuno. Meno soggetti significa controlli più efficaci sui requisiti tecnici, sull’antiriciclaggio, sulla verifica dell’età e sull’applicazione delle tutele.
Il prezzo alto ha anche una funzione di filtro: chi versa sette milioni per nove anni ha un interesse economico forte a non perdere la concessione, e quindi a rispettare le regole.
Il rovescio della medaglia
C’è, ed è giusto dirlo. Meno operatori vuol dire meno concorrenza, e meno concorrenza raramente migliora le condizioni per chi gioca. Le quote e le promozioni si assomigliano di più quando i gruppi sono pochi.
C’è poi un effetto collaterale che riguarda tutti: ogni marchio conosciuto che esce lascia dietro di sé migliaia di ricerche senza destinazione, e quello spazio lo riempiono i siti clone. Più nomi escono dal mercato regolato, più lavoro c’è per chi costruisce imitazioni.
Che cosa non è cambiato
Le tutele per chi gioca sono rimaste quelle, e valgono su tutti i concessionari allo stesso modo: verifica dell’identità prima del prelievo, limiti di deposito, limite di sessione, pausa di riflessione, autoesclusione dal sito e RUA.
Non è cambiato nemmeno il divieto di pubblicità introdotto dal decreto dignità, che è il motivo per cui in Italia si vede pochissimo marketing del gioco rispetto ad altri paesi europei.
Che cosa cambia per chi gioca
Quattro conseguenze pratiche, in ordine di quanto ti toccano da vicino.
Le guide vecchie sono da buttare
Non per modo di dire. Una recensione scritta prima del novembre 2025 può citare un operatore che non esiste più e un numero di concessione che non è più valido, pur essendo stata corretta quando è stata pubblicata. Il primo controllo è sempre la data.
I siti sorella si vedono meglio di prima
Con la regola di un marchio per concessione, due insegne dello stesso proprietario devono comparire nel registro come due voci distinte intestate alla stessa società. La parentela è scritta, non dedotta. L’elenco completo dei 52 la rende leggibile in un colpo d’occhio.
Se il tuo operatore è sparito
Il saldo non evapora. Chi esce in modo ordinato fissa una scadenza per i prelievi oppure cede la base clienti a un concessionario autorizzato, che ricostituisce il conto con lo stesso saldo.
Due cose da fare subito in quel caso: cambiare la password provvisoria e reimpostare i limiti di deposito, perché quelli non si trasferiscono da soli.
Attenzione ai cloni, adesso più di prima
Un marchio noto che esce dal mercato è un’occasione per chi costruisce siti finti. Il controllo resta lo stesso di sempre: numero della serie 16XXX in fondo alla home, corrispondenza fra numero e dominio nell’elenco dell’ADM, e indirizzo che finisce davvero in .it.
Le date da ricordare
13 novembre 2025
La serie 16XXX sostituisce la 15XXX. Da qui in poi conta solo il nuovo elenco.
10 novembre 2025
Chiudono le operazioni italiane di Unibet e di 1xBet, lo stesso giorno.
12 dicembre 2025
Ultimo giorno indicato ai clienti di 1xBet per prelevare il saldo.
Tutele e gioco responsabile
Un cambio di operatore non azzera un’autoesclusione. Il RUA è un registro nazionale e segue la persona: se ti sei iscritto, resti coperto anche quando un marchio chiude, cambia nome o cede i clienti a un altro concessionario.
Se il gioco sta diventando un peso, il numero verde nazionale è l’800 558 822, gratuito e anonimo.
In due righe
La riforma ha reso il mercato italiano più piccolo, più caro e molto più trasparente. Per chi vuole sapere chi possiede cosa è la cosa migliore che potesse succedere: adesso la risposta sta in un elenco pubblico, non nelle dichiarazioni degli operatori.
Domande frequenti sulla riforma del 2025
Che cos’è la riforma delle concessioni del 2025?
Il riordino con cui l’Italia ha riassegnato tutte le concessioni per il gioco a distanza. Dal 13 novembre 2025 vale la nuova serie 16XXX, che ha sostituito la vecchia 15XXX, e gli operatori autorizzati sono scesi a cinquantadue.
Quanto costa oggi una concessione italiana?
Sette milioni di euro per nove anni, oltre a requisiti tecnici e di conformità più severi rispetto al passato.
Perché molti marchi internazionali hanno lasciato l’Italia?
Perché con una quota di mercato italiana modesta il costo della nuova concessione non si ripaga. È il caso di Unibet e di 1xBet, che hanno chiuso le operazioni italiane lo stesso giorno, il 10 novembre 2025.
Che cosa vuol dire un marchio per concessione?
Che ogni concessione autorizza un solo marchio e un solo dominio. Prima uno stesso titolo poteva reggere più insegne: oggi un gruppo che vuole tre marchi deve detenere tre concessioni.
Un numero di concessione che comincia per 15 è ancora valido?
No. La serie 15XXX è stata sostituita il 13 novembre 2025. Se un sito la mostra oggi, o è una pagina non aggiornata o non è un concessionario autorizzato.
Che fine fanno i soldi quando un operatore chiude?
Chi esce in modo ordinato fissa un termine entro cui prelevare, oppure cede la base clienti a un concessionario autorizzato che ricostituisce il conto con lo stesso saldo.
La riforma ha cambiato le tutele per chi gioca?
No. Verifica dell’identità, limiti di deposito, limite di sessione, pausa di riflessione, autoesclusione e RUA restano obblighi di legge su tutti i concessionari.
Perché in Italia si vede così poca pubblicità del gioco?
Per il cosiddetto decreto dignità, che vieta la pubblicità dei giochi con vincita in denaro, comprese le forme indirette. È una norma distinta dalla riforma delle concessioni e non è stata toccata.



